Solidarietà con i compagni detenuti!


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La solidarietà è lo strumento primario ed il valore più alto di ogni rivoluzionario, senza la solidarietà ogni slancio, azione, impegno sono privi di significato e la lotta è destinata prima o poi a spegnersi. La solidarietà permette ad ogni generoso militante di spingersi oltre i propri umani limiti, spesso non curandosi dei rischi legati al proprio agire ma è proprio questo il significato più ricco della propria scelta rivoluzionaria: liberare il proprio impeto e coraggio oltre le barriere della ragione e della convenienza personale. Quando si sa di poter contare su compagni che ti affiancano nell’agire quotidiano, nell’euforia e nei momenti meno brillanti, allora tutto acquisisce una chiarezza unica ed ogni dubbio scompare. La solidarietà è uno strumento fondamentale ancor di più in un sistema che tende a quantificare tutto, in un mondo mercificato dove ogni azione viene soppesata in base ai possibili vantaggi o svantaggi che può causare: è importante perché può scardinare queste consuetudini apprese che non sono inevitabili ma che costituiscono il perno del sistema opprimente in cui siamo costretti a vivere. Inoltre la solidarietà può essere un esempio, la dimostrazione che le cose non vanno sempre come il potere si aspetta che vadano. Così una cena condivisa, una visita inattesa, uno sguardo complice o un abbraccio ma anche una presa di posizione scomoda possono aprire delle crepe in un muro che non è per niente indistruttibile.

Questo muro che tende a farsi ogni giorno più invasivo si chiama repressione, controllo, minaccia, violenza, terrore e assume ovunque la forma di nocività diffuse, esaurimento indiscriminato delle risorse naturali, inquinamento e malattia, sfruttamento dell’uomo sull’uomo, limitazione della libertà in un mondo di relazioni sempre più povere e stereotipate. Un numero sempre più ampio di persone è consapevole di questa triste realtà dissimulata e spacciata per unica possibilità e fra queste una parte è passata all’azione per scardinarla e renderla ogni giorno evidente per quello che è: una prigione inaccettabile.

Questo agire consapevole e coraggioso comporta dei rischi ed oggi due nostri compagni (come molti altri ovunque) sono reclusi, perché lo Stato li ritiene una minaccia agli equilibri su cui regge il proprio sistema oppressivo. La durezza con cui Francesco Pivello e Alberto Diofà sono trattati dallo Stato dipende dalle loro idee, poiché sono anarchici e non disposti ad alcuna forma di mediazione con lo Stato stesso. I reati di cui sono accusati (se non fossero imputati a loro in quanto anarchici) non sarebbero motivo di reclusione e sarebbero anzi molto più lievi, vengono cercati capi di imputazione che prevedono pene sempre più dure, questa è la vendetta verso chi si oppone al sistema ed insieme un monito per chi vuole agire direttamente per la libertà.

Francesco e Alberto sono parte attiva dei movimenti e sono emblematiche le situazioni di lotta in cui sono stati arrestati: la sollevazione del 15 ottobre 2011 di Roma e la consolidata lotta a difesa della Val di Susa del movimento No Tav. Questi sono i nervi scoperti di una realtà politico-istituzionale che necessita di individuare capri espiatori e mostrarli come monito attraverso i media che ne amplificano gli obiettivi in modo acritico.

Oggi come ieri e ancora domani la nostra solidarietà è diretta a Francesco e Alberto che hanno fatto delle nostre lotte una scelta inequivocabile e che devono sentire il calore umano di tutti i compagni con cui hanno condiviso momenti esaltanti, difficili e vivi. La solidarietà è oggi uno strumento per sostenerli nell’affrontare la vendetta dello Stato ma è un’arma che servirà già domani per agire ancora verso la libertà, la giustizia e la difesa della nostra terra. Sempre avanti!

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