Si sente puzza di di bruciato…


Il 15 dicembre 1969 Giuseppe Pinelli, anarchico milanese venne assassinato ovvero lanciato giù da una finestra della questura, forse dopo essere prima stato ucciso di botte. Nessuno dei servitori dello stato che lo interrogarono quella notte fu perseguito e riconosciuto colpevole poiché la causa della morte fu attribuita ad un “malore attivo”! L’omicidio avvenne dopo 3 giorni di fermo illegale, l’obiettivo dell’ufficio politico della questura era addossare la colpa della strage di Piazza Fontana (12 dicembre 1969) agli anarchici e torchiare Pinelli con ogni mezzo sembrò un modo efficace. La bomba di Milano era stata fatta esplodere da neo-fascisti in collaborazione con i servizi segreti e la massoneria ed aprì la stagione dello stragismo di stato con cui si volle ad ogni costo arrestare l’impulso rivoluzionario crescente nella società, condizionando in senso reazionario lo scenario politico. La stagione delle bombe nelle strade durò oltre un decennio e colpì diverse città fra cui Savona che fra il 1974 e 75 fu teatro di molte esplosioni; per pure coincidenze non si tramutarono in strage, tuttavia morì una donna, Fanny Dallari.

Il 9 dicembre 2013, 44 anni dopo, inizia una mobilitazione – preannunciata – diffusa a macchia sul territorio italiano che vuole bloccare la nazione sulla base dell’intenzione di mandare tutti i politici a casa. Viene definita “rivolta dei forconi” , ciò che balza all’occhio è l’enorme risalto mediatico che riceve a dispetto delle poche centinaia di persone che vi aderiscono. In effetti anche le conseguenze sono rilevanti – con prolungati blocchi stradali – poiché la linea del ministero dell’interno è collaborativa e «le forze dell’ordine sono lì per dare supporto a chi protesta» (Alfano dixit). Una dichiarazione che lascia allibiti. Si tratta di una scelta singolare e molto sospetta da parte di chi non esita a trattare con violenza e accanimento sistematico tutti i movimenti radicati nella società, dai No Tav in Valsusa ai movimenti per la casa, ai No Muos in Sicilia. Repressione, denunce e arresti disinvolti se si tratta di movimenti connotati a sinistra mentre i “forconi” si caratterizzano per una dichiarata apoliticità ed un persistente richiamo all’italianità oltre ad una vicinanza stretta alle forze dell’ordine che dal canto loro hanno esplicitamente appoggiato la protesta con il gesto simbolico di sfilare i caschi antisommossa (a Genova e Torino). Altro fatto preoccupante. Anche l’apoliticità risulta solo di facciata poiché è manifesta la presenza di neofascisti che partecipano ai presidi con i propri simboli. Una situazione paradossale che evoca vecchie tristi abitudini: populismo, nazionalismo, fascismo.

Savona è stata una delle città dove i forconi hanno ottenuto maggior risalto con blocchi stradali prolungati ed uno scenario surreale: poche decine di persone a presidiare incroci strategici sotto gli occhi indulgenti di polizia, carabinieri, vigili. Fatto singolare è stato il volantinaggio dei neofascisti di Forza Nuova di sabato 7 dicembre che ha preceduto la protesta dei forconi: nell’occasione la presenza determinata di molti antifascisti ha costretto questi loschi figuri a mantenersi al riparo dell’ingente spiegamento, coordinato dalla digos, di celerini in tenuta antisommossa (in questo caso gli stessi non hanno lesinato colpi di manganello per gli antifascisti e si sono astenuti dallo sfilare il casco). Alla luce di quanto accaduto solo 48 ore prima risulta molto sospetta la linea della questura savonese che per tutta la settimana dal 9 al 15 ha letteralmente collaborato alla protesta dei forconi, predisponendo gli stessi blocchi stradali. Una svolta improvvisa: dalla repressione dura per gli antifascisti alla simpatica collaborazione nel bloccare le strade: alla faccia della loro legge e della legalità che tanto sovente dichiarano di far rispettare!

Il risultato complessivo è stato l’ingorgo della città con una piazza gestita da noti figuri della malavita locale (a braccetto con la polizia) a cui si sono uniti con timore alcuni neofascisti (gli stessi del sabato 7) smaniosi di sfilare per le strade di una città che da sempre li rifiuta ed è pronta a cacciarli con decisione. Hanno approfittato della destabilizzazione evidentemente preordinata dal ministero dell’interno e messa in atto a Savona nella versione più “sbracata” possibile. Oltre all’inno nazionale riprodotto a ripetizione si è assistito a manifestazioni di razzismo verso i “non-italiani” con insulti ai venditori di kebab e un blitz aggressivo dentro la libreria Ubik con la minaccia-invito a bruciare i libri che evoca i roghi della Germania anni ’30. Un clima tetro ha coperto il cielo di Savona come una nuvola plumbea che sa di falso, viltà, marciume minaccia.

Avvertiamo la sensazione definita che questo è il baratro dentro cui ci vogliono sprofondare, non abbiamo certezze ma forti sospetti che il 9 dicembre sia iniziata una nuova strategia della tensione, o perlomeno una sperimentazione sociale sulla nostra pelle, certo non siamo disposti ad accettarla passivamente.

Occhi bene aperti, passione, rabbia, amore e Anarchia!

Savona, 15 dicembre 2013

Gruppo Anarchico Fuori Controllo

 

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